a cura del Prof. Pietro A. Migliaccio

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 Sono passati circa 7 anni dalla pubblicazione di questo articolo su Leadership Medica. Ancora oggi sono orgoglioso di aver “conquistato” la copertina di una così prestigiosa rivista. Ma gli anni passano, cambiano le abitudini e le esigenze delle popolazioni, si propongono nuovi e diversi problemi, la ricerca scientifica procede, va avanti.


E così anche questo articolo che ritengo, oggi ancora più di ieri, valido nella sua parte etica, morale, concettuale, filosofica, necessita di un aggiornamento scientifico in alcune sue parti ed in particolare in quella riguardante il trattamento farmacologico, le Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana, alcuni parametri diagnostici etc… Per quel che riguarda la terapia medica dell’obesità sono state sviluppati e messi in commercio due nuovi medicinali: l’Orlistat e la Sibutramina.

Nella tabella 1. vengono messe in evidenza le principali caratteristiche dei due farmaci.

Tabella 1. SIBUTRAMINA
AZIONE Agisce a livello dell’ipotalamo, dove si trova il centro che regola il comportamento alimentare.
VANTAGGI Esalta il senso della sazietà e a livello periferico aumenta in modo lieve il dispendio energetico per incremento della termogenesi.
SVANTAGGI Aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa.
CONTROINDICAZIONI Nei soggetti cardiopatici, ipertesi e in pazienti che utilizzano antidepressivi che agiscono sulla serotonina.
ORLISTAT
AZIONE Agisce bloccando l’azione degli enzimi responsabili della digestione e dell’assorbimento dei grassi.
VANTAGGI Riduce del 30% l’assorbimento dei lipidi introdotti con la dieta che sono eliminati con le feci.
SVANTAGGI Ha effetti gastrointestinali (steatorrea, flatulenza, scariche diarroiche); non ha azione centrale pertanto non riduce l’appetito.
CONTROINDICAZIONI Nei soggetti con malattie gastrointestinali.
 Per quel che riguarda le nuove Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana la revisione risale al 2003. Una commissione di esperti, della quale mi onoro di aver fatto parte, ha emanato le nuove direttive che sono passate da 7 della precedente edizione a 10 come riportato nella tabella 2.


Tabella 2. Linee guida per una sana alimentazione italiana – Istituto Nazionale della Nutrizione – Confronto tra l’edizione del 1997 e la revisione del 2003.

Edizione 1997 n. 7 direttive Edizione 2003 n. 10 direttive
Controlla il peso e mantieniti attivo Controlla il peso e mantieniti sempre attivo
Quanti grassi, quali grassi Grassi: scegli la qualità e limita la quantità
Più cereali, legumi, ortaggi e frutta Più cereali, legumi, ortaggi e frutta
Zuccheri e dolci: come e quanti Zuccheri e dolci, bevande zuccherate: nei giusti limiti
Il sale? meglio non eccedere Il sale? meglio poco
Bevande alcoliche: se sì con moderazione Bevande alcoliche: se sì, solo in quantità controllata
Come e perché variare Varia spesso le tue scelte a tavola
Bevi ogni giorno acqua in abbondanza
Consigli speciali per persone speciali
La sicurezza dei cibi dipende anche da te

Gli approfondimenti sulle Linee guida per una sana alimentazione italiana, ed in particolare sulle tre direttive non presenti nella precedente edizione, sono riportate e possono essere consultate sul sito www.inran.it e sul sito www.politicheagricole.it
Ma anche sul piano diagnostico l’indice di massa corporea e la circonferenza della vita si sono sempre di più affermati come indici di valutazione di stato di nutrizione e di rischio cardiovascolare.

L’Indice di Massa Corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI) si ottiene dividendo il peso (espresso in Kg) per il quadrato della statura (espressa in metri).
I valori soglia dell’IMC consigliati dall’OMS per definire la condizione di sottopeso, normopeso, sovrappeso ed obesità dell’adulto, unificati per uomini e donne, sono i seguenti:

< 18,5   sottopeso
18,5 – 25  normopeso
25 – 30  sovrappeso
> 30  obesità

Anche la misurazione della circonferenza della vita, che viene effettuata nel punto intermedio tra l’ultima costa e la cresta iliaca, è un valido parametro per la diagnosi e la valutazione del rischio connesso all’obesità.

Mi riferisco in particolare alla sindrome metabolica che rappresenta una complessa alterazione dell’equilibrio del metabolismo dei lipidi e dei carboidrati e che nel suo insieme espone il soggetto ad un elevato rischio cardiovascolare, superiore a quello imputabile ai singoli fattori presenti in forma isolata.

Il valore di questo parametro rappresenta un indice attendibile della distribuzione del tessuto adiposo in sede viscerale. Si stima che valori ≥ a 88 cm nella donna e ≥ a 102 cm nell’uomo siano fortemente associati ad un aumento del rischio di numerose malattie considerate complicanze metaboliche dell’obesità.

 

1 aprile 2005