Considerazioni sui cibi afrodisiaci
a cura del Prof. Pietro A. Migliaccio e della Dott.ssa Paola Occhipinti (giornalista “Gente”)

Il potere afrodisiaco di alcuni cibi è un argomento molto antico e, senza andare troppo indietro nel tempo, già nel XV secolo vari testi si interessavano a questo problema. Tra i trattati più famosi e consultati ricordiamo “Le regole della Sanità e della natura de’ cibi” del medico senese Ugo Bensi, il manuale dietetico “De honesta voluptade et valetudine” di Bartolomeo Platina (1474), “Il trattato della natura de’ cibi e del bere” del medico bolognese Baldassarre Pisanelli (1583) e “Il tesoro della sanità” del naturalista romano Castor Durante (1586). Infatti da sempre, la credenza popolare, e non solo, attribuisce ad alcuni alimenti la proprietà di stimolare l’attività sessuale. Tra questi cibi ricordiamo molti prodotti della pesca quali ostriche, aragoste, astice ed altri crostacei, caviale, etc; diversi prodotti di origine vegetale quali il sedano, gli asparagi, alcuni tipi di funghi, il tartufo, il peperoncino nonché altri prodotti come la noce moscata, il pepe, lo zenzero, i chiodi di garofano, la cannella, lo zafferano, lo champagne, il ginseng.

In generale, l’attribuzione delle proprietà erotizzanti di questi alimenti potrebbero riguardare semplicemente la loro forma (funghi, asparagi), il loro particolare aroma (spezie, tartufi), oppure ricondursi alla capacità di creare un’atmosfera stimolante, basti pensare ad una tavola imbandita con ostriche e champagne.

Potrebbe sembrare tutto falso ma non è così. E’ stato dimostrato che nel sedano ed in altri vegetali è presente la protodioscina, una sostanza in grado di essere convertita in DHEA (De-Hydro-Epi-Androsterone), un ormone importante per la funzione sessuale. Tuttavia la dose di DHEA che si può assumere consumando l’alimento non è tale da poter stimolare il desiderio sessuale e migliorarne le prestazioni. Il Ginseng, radice utilizzata nella medicina tradizionale cinese, contiene, invece, glucosidi ad attività tonico-stimolante in grado di migliorare l’efficienza muscolare ed aumentare le prestazioni fisiche. Spesso nelle tradizioni popolari ci sono misteri che la scienza è andata via via scoprendo con il suo progredire. Nell’intolleranza alimentare i test cutanei e gli esami di laboratorio che vengono abitualmente utilizzati per la diagnosi delle allergie alimentari sono costantemente negativi. Le forme di intolleranza alimentare dovute al malassorbimento intestinale sono riconducibili ad un deficit enzimatico; la più frequente per i carboidrati è quella al lattosio dovuta al deficit congenito o acquisito della lattasi, una disaccaridasi intestinale. La carenza di questo enzima, anche se è determinata geneticamente, sembra accentuarsi con l’età dei soggetti e può capitare di osservare sintomi da intolleranza dopo assunzione di latte o latticini anche in individui adulti che non ricordano di aver presentato disturbi durante l’infanzia.

Alimenti supposti afrodisiaci
Prodotti della pesca:
aragoste, astice ed altri crostacei, ostriche, caviale, etc.
Prodotti di origine vegetale:
peperoncino, sedano, asparagi, funghi, etc.
Prodotti vari:
spezie, noce moscata, zenzero, chiodi di garofano, ginseng, champagne, etc.